| Florestano ( @ 2004-02-08 19:32:00 |
La firma
Un giorno di ordinaria follia
(uno qualunque, al tempo degli scrutini)
“Sei cinque con 4…”
“Quattro sei con 3”.
Ho la penna rapida ma i quattro e i cinque sono lunghi.
Poi c’è “Storia” che prende i psicofarmaci ed è rimbambita e sussurra:”otto con ... – otto con …”
Non sento! (Alza la voce cazzooo!)
“Psicologia” non sa mai quando è il suo turno, allora la chiamo:”Psicologgiiiiiaaaaa!”
“sei con…. con…” (non te le potevi contare prima queste cazzo di assenze) e poi candida: “ma le assenze le devo contare da prima che è stata ammessa in classe?” Oddio! Comincio a sudare freddo e uno strano prurito mi attraversa le mani. Quella deficiente ha chiamato imbecille una sua alunna e poi si è scandalizzata quando questa l’ha mandata “affanculo”. L’ha proprio scritto sul registro: “l’alunna manda «affanculo» l’insegnante.”
“Scusa, scusa…” anzi “shcusa, shcusa” (intercalare ciociaro tipico del preside, un omino delirante, maligno e pavido, noto per l’estrema precisione con cui riesce a pugnalare alle spalle gli elementi più deboli del corpo docente) “Lei cosa dice?”
Ora, uno che insegnava lettere e latino dovrebbe sapere che se dice “scusa” poi dovrebbe quantomeno far seguire il “tu”. Ma si sa la concordanza, come la giustizia, non è di questo mondo.
Dopo analitica e sofferta discussione in cui si parla nell’ordine: 1) della povera ragazza di quinto che ha dovuto abortire; 2) della bidella che arrotonda lo stipendio in una trafficata strada periferica; 3) della collega (assente) di pedagogia che sparla degli uni e degli altri, e lo fa con gli uni degli altri, e con gli altri degli uni (vabbe’, si capisce il senso di tutto ciò);
e tutto questo mentre “religione” flirta con “inglese” che è andata a leggere i voti di “storia” che non ci sta capendo più una mazza… (adesso riprendo il filo, non vi preoccupate)…
Il capo d’istituto, da vero “Deus ex machina” (notare la citazione classica:), proferisce la magica frase che ha il potere di chiudere ogni discussione: “Faccia come meglio crede!”
“Quattro con 3…”
“Tre con 4…”
“Matematica: tre tre con 3”.
(“Matematica” prima di dire i voti dice sempre “Matematica”: forse ignora che su ogni pagella l’ordine delle materie è sempre quello)
Di solito verso la fine della dettatura, quando un povero cristo comincia a vedere la luce, la stessa “Matematica“ cade in profonda crisi professionale (c’entreranno qualcosa tutti i “tre” che ho scritto nella sua materia?): “Colleghi, mi dispiace ma devo segnalare questi studenti per gli IDEI” (leggasi corsi di recupero) e inizia con un appello quasi completo della classe, esclusi quelli che hanno i genitori che insegnano al Politecnico di Milano.
La vigliacca sta facendo la cresta al fondo d’istituto! (€ 25,00 orari x 10 ore di corso = € 250,00) Brutta stronza! Ma se è tutta la classe che va’ di merda con le quattro operazioni c’hai pure la faccia di far venire il pomeriggio ‘sti poveracci, che abitano in culo al mondo, che la mattina si svegliano alle cinque quando tu arrivi con mezz’ora di ritardo in classe, e che di pomeriggio si schiantano con gli autobus nelle scarpate, quando non sono già morti di stanchezza!
Ho un forte senso di nausea! Reprimo il conato di vomito per non imbrattare qualche voto sudato sulle pagelle. “Italiano”, mentre scrive sul verbale la lista dei coscritti canta in falsetto “A mezzanotte vaaaa, la ronda del piaceeeereeee…” Pensa sia un modo elegante di far notare che si è fatto tardi. “Filosofia” ne approfitta per ironizzare sulle preferenze sessuali di una nostra comune alunna e subito dopo comincia a decantarmi gli effetti straordinari sulla virilità del “tribulus terrestris”.
Quando tutto è compiuto vado ad apporre la firma sul registro dei voti. Dopo la guardo… il tutto assomiglia stranamente ad un contratto. In particolare quel patto che inizia con le parole: “Io sottoscritto, dottor Faust, vendo la mia anima…”
P.S. Prego gli eventuali lettori, che si siano riconosciuti come frequentatori della scuola dove insegna siffato corpo docente, di non divulgare il testo di questo post nell’ambito suddetto. In tale malaugurato caso sarò costretto a chiedere trasferimento in sede disagiata. Pensateci! Tengo famiglia!
Un giorno di ordinaria follia
(uno qualunque, al tempo degli scrutini)
“Sei cinque con 4…”
“Quattro sei con 3”.
Ho la penna rapida ma i quattro e i cinque sono lunghi.
Poi c’è “Storia” che prende i psicofarmaci ed è rimbambita e sussurra:”otto con ... – otto con …”
Non sento! (Alza la voce cazzooo!)
“Psicologia” non sa mai quando è il suo turno, allora la chiamo:”Psicologgiiiiiaaaaa!”
“sei con…. con…” (non te le potevi contare prima queste cazzo di assenze) e poi candida: “ma le assenze le devo contare da prima che è stata ammessa in classe?” Oddio! Comincio a sudare freddo e uno strano prurito mi attraversa le mani. Quella deficiente ha chiamato imbecille una sua alunna e poi si è scandalizzata quando questa l’ha mandata “affanculo”. L’ha proprio scritto sul registro: “l’alunna manda «affanculo» l’insegnante.”
“Scusa, scusa…” anzi “shcusa, shcusa” (intercalare ciociaro tipico del preside, un omino delirante, maligno e pavido, noto per l’estrema precisione con cui riesce a pugnalare alle spalle gli elementi più deboli del corpo docente) “Lei cosa dice?”
Ora, uno che insegnava lettere e latino dovrebbe sapere che se dice “scusa” poi dovrebbe quantomeno far seguire il “tu”. Ma si sa la concordanza, come la giustizia, non è di questo mondo.
Dopo analitica e sofferta discussione in cui si parla nell’ordine: 1) della povera ragazza di quinto che ha dovuto abortire; 2) della bidella che arrotonda lo stipendio in una trafficata strada periferica; 3) della collega (assente) di pedagogia che sparla degli uni e degli altri, e lo fa con gli uni degli altri, e con gli altri degli uni (vabbe’, si capisce il senso di tutto ciò);
e tutto questo mentre “religione” flirta con “inglese” che è andata a leggere i voti di “storia” che non ci sta capendo più una mazza… (adesso riprendo il filo, non vi preoccupate)…
Il capo d’istituto, da vero “Deus ex machina” (notare la citazione classica:), proferisce la magica frase che ha il potere di chiudere ogni discussione: “Faccia come meglio crede!”
“Quattro con 3…”
“Tre con 4…”
“Matematica: tre tre con 3”.
(“Matematica” prima di dire i voti dice sempre “Matematica”: forse ignora che su ogni pagella l’ordine delle materie è sempre quello)
Di solito verso la fine della dettatura, quando un povero cristo comincia a vedere la luce, la stessa “Matematica“ cade in profonda crisi professionale (c’entreranno qualcosa tutti i “tre” che ho scritto nella sua materia?): “Colleghi, mi dispiace ma devo segnalare questi studenti per gli IDEI” (leggasi corsi di recupero) e inizia con un appello quasi completo della classe, esclusi quelli che hanno i genitori che insegnano al Politecnico di Milano.
La vigliacca sta facendo la cresta al fondo d’istituto! (€ 25,00 orari x 10 ore di corso = € 250,00) Brutta stronza! Ma se è tutta la classe che va’ di merda con le quattro operazioni c’hai pure la faccia di far venire il pomeriggio ‘sti poveracci, che abitano in culo al mondo, che la mattina si svegliano alle cinque quando tu arrivi con mezz’ora di ritardo in classe, e che di pomeriggio si schiantano con gli autobus nelle scarpate, quando non sono già morti di stanchezza!
Ho un forte senso di nausea! Reprimo il conato di vomito per non imbrattare qualche voto sudato sulle pagelle. “Italiano”, mentre scrive sul verbale la lista dei coscritti canta in falsetto “A mezzanotte vaaaa, la ronda del piaceeeereeee…” Pensa sia un modo elegante di far notare che si è fatto tardi. “Filosofia” ne approfitta per ironizzare sulle preferenze sessuali di una nostra comune alunna e subito dopo comincia a decantarmi gli effetti straordinari sulla virilità del “tribulus terrestris”.
Quando tutto è compiuto vado ad apporre la firma sul registro dei voti. Dopo la guardo… il tutto assomiglia stranamente ad un contratto. In particolare quel patto che inizia con le parole: “Io sottoscritto, dottor Faust, vendo la mia anima…”
P.S. Prego gli eventuali lettori, che si siano riconosciuti come frequentatori della scuola dove insegna siffato corpo docente, di non divulgare il testo di questo post nell’ambito suddetto. In tale malaugurato caso sarò costretto a chiedere trasferimento in sede disagiata. Pensateci! Tengo famiglia!