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| Oblii Sunday, March 7th, 2004 |
(…segue) ![]() in cui: 1. C è il costo del viaggio pro capite; 2. E è l’età del docente accompagnatore; 3. M è la media dei voti della classe accompagnata. Se ne deduce che quanto più costa il viaggio, e l’accompagnatore è giovane e inesperto o anziano e scarsamente lucido, e la classe non brilla per volontà e impegno nello studio, tanto più gli studenti si sentono moralmente autorizzati alla devastazione; e siccome il costo del viaggio è anche direttamente proporzionale alla distanza della meta potremmo riassumere che più si va lontano più “sono cazzi”. Ora però sto esagerando, non è mia intenzione sottolineare solo gli aspetti negativi di queste mie esperienze. Il viaggio, anzi il “Viaggio”, inteso nella sua accezione più nobile, è sempre foriero di crescita in senso educativo e di maggiore consapevolezza di sé e degli altri, è una strada a senso unico verso “il mondo dei grandi” (cfr. come quella volta che tre colleghi furono colti in flagrante dagli studenti mentre uscivano con aria soddisfatta da un locale di spogliarelli sito sulla centrale Piazza S.Venceslao a Praga…. e quella volta che una mia alunna cercò di sedurmi via telefono dell’albergo, credendo di parlare con l’autista giovane e carino e invitandomi ad un “rendez vous” nella sua camera… e di quando poi, camuffando malignamente la voce, mi presentai alla porta della sua camera, fingendomi il suddetto autista, in compagnia della ragazza di questi, anche lei mia alunna… per non dire di quella volta che a Monaco di Baviera recuperammo due disgraziatissime dalle celle della “kriminalpolizei” solo qualche decina di minuti prima di prendere il treno del ritorno… e neanche del mitico collega di francese che interpreta in maniera molto singolare il “godere” delle bellezze locali… Nonostante tutto ciò, e aggiungendovi la mortifera prostrazione che ti assale già dopo la prima notte in bianco, vegliando sull’onore di dozzine di gentili pulzelle, e il costo di ettolitri di cappuccini e kilate di brioches (“a professo’, offrici la colazione ‘che viaggi a scrocco e te pagano pure”), e le inevitabili discoteche serali (“che siamo venuti a fa’, a vede’ solo le mummie?”), ebbene sì, lo confesso: io mi diverto, forse non sarò normale ma mi diverto. E quando in classe ritrovi quei volti sfiniti, segnati dal vizio e dalla stanchezza, da giorni e notti di fumo “ad libitum”, il trucco a coprire delle profonde occhiaie, non puoi fare a meno di scoppiare a ridere. Quello che mi preoccupa è che loro, appena ti vedono, fanno altrettanto. 25 comments | post a comment |
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