| Florestano ( @ 2004-03-03 21:41:00 |
Fenomenologia dei viaggi d'istruzione
Ci siamo! Si avvicina la stagione dei viaggi d’istruzione, o viaggi distruzione, o, nel linguaggio dell’orda devastatrice, molto più prosaicamente “gite”.
Ora, l’uso di questo lemma è alquanto riduttivo per descrivere il coacervo di nefandezze, ma anche di epiche imprese che hanno luogo durante queste spedizioni di scalmanati, inscatolati in pullman claustrofobici dal consueto odore di patatine al formaggio e pringles alla cipolla. Il furore tipico di queste deportazioni di massa non è neanche poco poco mitigato dal fatto che il 99% di questa popolazione di Unni nella mia scuola è costituito da femmine (anzi).
Quest’anno si va a Barcellona e io proprio non riesco immaginare quali giustificazioni di carattere didattico siano state addotte per il viaggio nei verbali dei consigli di classe. Ma già m’immagino… Alle cinque punto zero zero, quelle che di solito hanno un concetto molto elastico dell’orario scolastico, un’ora prima sono già pronte, bagaglio (spesso un paio), zaino e beauty-case, sul luogo del possibile attracco del pullman, in corrispondenza di un predellino immaginario.
La conquista dei posti sul pullman segue delle rigorose leggi scientifiche: c’è un preciso gradiente che parte dai posti sfigati, davanti, in “zona professori” (alunne del I° anno), fino all’ambitissima fila da 5 in fondo (riservata alle despote del V°) dove si organizzano, indisturbate, delle vere e proprie orge (c’è sempre quell’1% rimanente…) L’utilizzo alternativo della sezione caudale, sfruttando l’ampio lunotto in dotazione, consiste in:
1. tentativi di distrarre dalla guida l’autista del pullman che segue con ampi gesti che farebbero pensare ad un grave problema a bordo;
2. esercitazioni di lettura delle labbra e sul linguaggio dei segni con le colleghe (unica occasione in cui si dimenticano di avere un cellulare da €500);
3. repertori di pose stile veline “et similia” a beneficio del camionista arrapato di turno (in questo caso trattasi del pullman che chiude la colonna).
Ma sto anticipando i tempi! Un’ora dopo l’ora prevista per la partenza, i 3 o 4 pullman della comitiva sono ancora in attesa di quell’unica, misera, meschina (e stronzissima) ragazza che non ha letto attentamente il dettagliatissimo e fiscalissimo programma fornitole dalla efficientissima Commissione Viaggi. (continua...)
Ci siamo! Si avvicina la stagione dei viaggi d’istruzione, o viaggi distruzione, o, nel linguaggio dell’orda devastatrice, molto più prosaicamente “gite”.
Ora, l’uso di questo lemma è alquanto riduttivo per descrivere il coacervo di nefandezze, ma anche di epiche imprese che hanno luogo durante queste spedizioni di scalmanati, inscatolati in pullman claustrofobici dal consueto odore di patatine al formaggio e pringles alla cipolla. Il furore tipico di queste deportazioni di massa non è neanche poco poco mitigato dal fatto che il 99% di questa popolazione di Unni nella mia scuola è costituito da femmine (anzi).
Quest’anno si va a Barcellona e io proprio non riesco immaginare quali giustificazioni di carattere didattico siano state addotte per il viaggio nei verbali dei consigli di classe. Ma già m’immagino… Alle cinque punto zero zero, quelle che di solito hanno un concetto molto elastico dell’orario scolastico, un’ora prima sono già pronte, bagaglio (spesso un paio), zaino e beauty-case, sul luogo del possibile attracco del pullman, in corrispondenza di un predellino immaginario.
La conquista dei posti sul pullman segue delle rigorose leggi scientifiche: c’è un preciso gradiente che parte dai posti sfigati, davanti, in “zona professori” (alunne del I° anno), fino all’ambitissima fila da 5 in fondo (riservata alle despote del V°) dove si organizzano, indisturbate, delle vere e proprie orge (c’è sempre quell’1% rimanente…) L’utilizzo alternativo della sezione caudale, sfruttando l’ampio lunotto in dotazione, consiste in:
1. tentativi di distrarre dalla guida l’autista del pullman che segue con ampi gesti che farebbero pensare ad un grave problema a bordo;
2. esercitazioni di lettura delle labbra e sul linguaggio dei segni con le colleghe (unica occasione in cui si dimenticano di avere un cellulare da €500);
3. repertori di pose stile veline “et similia” a beneficio del camionista arrapato di turno (in questo caso trattasi del pullman che chiude la colonna).
Ma sto anticipando i tempi! Un’ora dopo l’ora prevista per la partenza, i 3 o 4 pullman della comitiva sono ancora in attesa di quell’unica, misera, meschina (e stronzissima) ragazza che non ha letto attentamente il dettagliatissimo e fiscalissimo programma fornitole dalla efficientissima Commissione Viaggi. (continua...)